10/06/17

Una breve riflessione sul fat-shaming.



Di solito uso questo blog per parlare di libri, film e serie tv. Qualche volta, però, mi piace fermarmi a riflettere su cose che riguardano tutt'altro, e questa è una di quelle volte. Se volete sapere qualcosa sull'ultima volta che è successo, vi linko questo post. Oggi ci concentriamo sul fat-shaming. 


Qualcuno descrive l’atto di “fat-shaming” come: “prendere in giro qualcuno perché è sovrappeso, o dire a qualcuno che è inutile, pigro o disgustoso per il suo essere sovrappeso”. Qualcun altro, invece, pensa che sia un termine coniato dalle persone sovrappeso per evitare la propria responsabilità di prendersi cura del proprio corpo. È evidente che a riguardo, il mondo non si sia ancora messo d’accordo. Personalmente, penso che il motivo sia che c’è sempre una sorta di ipocrisia di fondo. 


Per come lo vedo io, il movimento di body positivity non è qualcosa da temere e ridicolizzare, come accade ormai sempre più spesso. Fondamentalmente perché non nasce, secondo me, come giustificazione di comportamenti malsani, ma piuttosto come promemoria del fatto che il nostro corpo non deve catalogarci come persone. Il problema di fondo del fat-shaming è proprio questo: il fatto che qualcuno possa essere sminuito in qualche modo solo per il suo peso. L’idea che le opinioni, i pensieri, l’umanità di una persona grassa meritino, per via del suo aspetto fisico, meno rispetto. È una cosa che non accade solo a chi è sovrappeso. Spesso capita che le persone vengano catalogate in base al proprio aspetto fisico, che esso sia socialmente accettato o meno non fa troppa differenza, ma qui voglio parlare in particolare del problema del fat shaming, quindi non mi concentrerò troppo sul resto per non uscire dal tema. 


All’inizio ho parlato di ipocrisia, e con questo intendevo dire che l’ipocrisia sta da entrambe le parti. Il movimento contro il fat-shaming è stato preso in contropiede sia dalle persone che dovrebbero essere protette da esso, sia da quelle che stanno dall’altro lato. Chi è in sovrappeso sembra aver abbracciato questa body positivity come stile di vita in un modo che non era quello inizialmente pensato da chi ha iniziato il movimento, spesso promuovendo modelli di bellezza contrapposti a quelli proposti dai media, ma non per questo più salutari. Chi invece ha sempre amato prendere in giro le persone per via del loro peso ha cominciato ad arrampicarsi sugli specchi, dichiarando di farlo per la loro salute – come se insultare una persona per via del suo sovrappeso o della sua obesità fosse un atto finalizzato ad aiutare quella persona, piuttosto che a deriderla o a sminuirla. 


BREAKING NEWS: prendere in giro qualcuno non è mai, in alcun modo, utile alla sua salute, che sia essa fisica o mentale. I problemi di peso delle persone sono spesso collegati a fattori di insicurezza e di mancanza di speranza in un futuro migliore. Cominciamo a renderci conto del perché il fat shaming non aiuta assolutamente nessuno? Insomma, davvero qualcuno si aspetta che prendere in giro una persona per il proprio peso potrebbe aiutarla a perdere peso? E anche se la aiutasse a perdere peso, la perdita di peso sarebbe davvero salutare? 


Molti dei bambini sovrappeso finiscono per diventare adulti estremamente tristi e insicuri, che perdano peso durante l’adolescenza o meno fa poca differenza. Succede una cosa molto simile a quando si perde un braccio, la famosa storia dell’arto fantasma: non c’è più, ma il cervello non è abituato a quella mancanza e la persona continua a sentire un formicolio, o la presenza dell’arto stesso. Quindi ecco che una persona che ha perso tanto peso, dopo essere stata grassa, continua a credere di esserlo ancora, grassa, e quindi ad essere insicura del proprio peso per il resto della sua vita, nonostante ormai ogni suo problema fisico sia sparito. Se dovessi dare la colpa di questo a qualcuno o a qualcosa, la darei sicuramente al fat shaming. 


Gli insulti e le prese in giro minano la nostra autostima. Fatevene una ragione. Una persona sminuita per tutta la sua vita, in qualsiasi ambito, sarà per sempre insicura in quell’ambito, a meno che questa insicurezza non venga trattata in modo appropriato da uno specialista, ma anche in quel caso non sempre si riesce a risolvere qualcosa. E comunque resta il fatto che non tutti riescono a reagire al fat-shaming dimagrendo – ripeto, sempre con una mentalità che non è salutare – perché non tutti hanno la stessa testa, né lo stesso modo di reagire ai problemi. Psicologicamente si associa spesso il cibo a qualcosa di simile all’amore, o comunque a un sedativo, probabilmente perché è la prima cosa che ci ricorda le cure di una madre, e quindi chi è già in sovrappeso finisce solo per peggiorare la propria condizione, rispondendo alle critiche poco costruttive con altrettanto cibo, e prendendo ancora più peso. Quindi magari quello che all’inizio non era un problema psicologico finisce per diventarlo. 


Il movimento della body positivity non dovrebbe essere preso come un movimento che vuole spostare la concezione collettiva del bello da un estremo all’altro. Non è una questione di “siamo tutti belli”, “le persone più grasse sono più belle”, “gli uomini vogliono qualcosa a cui aggrapparsi”. Si tratta più di qualcosa del tipo: “io, come persona grassa, non valgo meno di una persona in forma. Io, come persona con problemi di salute – reversibili o meno che siano non fa differenza – non valgo meno di una persona in salute. Io, come persona in generale, ho altri attributi oltre al mio aspetto esteriore. Io posso scegliere di cambiare e posso scegliere di non farlo, ma in ogni caso deve essere una mia decisione personale, non dettata da pressioni esterne o da fattori di insicurezza, perché altrimenti il mio cambiamento sarebbe sintomatico, e non una vera e propria presa di coscienza.”

Nessun commento:

Posta un commento