02/06/17

Sense8 non è stato un fallimento.

L'altro giorno ero su Facebook, intenta a lamentarmi apertamente della cancellazione di Sense8, serie tv delle sorelle Wachowski, da parte di Netflix. Io non sono una che di solito esprime il proprio disappunto e il proprio dolore sui social network, che riservo soprattutto per la condivisione di cose stupide che mi divertono, ma questa volta è stato troppo anche per me. Voglio cominciare col dirvi che ho pianto, per la fine che hanno fatto fare a questo piccolo capolavoro, e ho pianto davvero. Potrà sembrare una reazione infantile ed esagerata, e in molti direbbero che era solo una serie, che non ha senso reagire in questo modo, ma il fatto è che non lo era. Non era una serie. Era un messaggio. 
C'è un motivo, se ho cominciato parlandovi delle mie lagne su Facebook, ed è un motivo ben preciso, sul quale ho intenzione di costruire tutto lo sfogo che state per leggere. Non appena ho saputo la notizia ho scritto uno stato - che poi è stato inevitabilmente seguito da GIF, video, immagini, scene che mi avevano fatta riflettere e star male - ma è proprio su questo stato, che voglio concentrarmi. Recitava: 



Sintetico, conciso, diretto. E per lo più la risposta dei miei amici è stata solidale, per carità, perché - specialmente online - conosco una miriade di persone fantastiche che sanno apprezzare ciò che di bello c'è nel mondo, e sanno riconoscere un'ingiustizia. Mi sono sentita supportata. Finché non è arrivato questo baldo giovine: 



A questo punto voi penserete: e allora? 
E allora ero in uno stato emotivo del cazzo, e mi stavo già sentendo presa per il culo dai CEO di Netflix, figuriamoci se accettavo l'ilarità intollerabile di questo individuo. Voglio dire: mi cancellano Sense8, e tu ti permetti di ridere? Ma soprattutto: tu ti permetti di chiamare Sense8 un fallimento? 
Inizialmente gli ho risposto pacatamente, ma quando ha continuato a fare il burlone "superiore", con i suoi "lol" e i suoi "ahahah" della malora, un attimo ho perso le staffe. E sì, forse ho esagerato, lo ammetto, perché certo, se vai a cercare sul dizionario la parola "fallimento", il significato è proprio quello. Di una cosa che è fallita. Le persone che amavano la serie non avranno un seguito e le persone che ci hanno investito ci hanno anche perso. Un fallimento su tutti i fronti. 
E allora perché questa parola mi ha fatto tanta rabbia, se associata a Sense8? 
Proprio perché, come dicevo prima, quando penso a Sense8 non penso a una serie, il cui scopo è quello di tenere sulle spine gli spettatori e spingerli a guardare ancora, facendoli drogare di cliffhanger e colpi di scena. Lo scopo di Sense8 era quello di comunicare un messaggio, per quella che è stata la mia percezione della serie, e quel messaggio è arrivato. A me è arrivato. Ed è per questo che quando ho saputo come era stato trattato, quel messaggio così importante di pace, di tolleranza, di accettazione del diverso, di amore, di connessione, non ho potuto far altro che piangerci sopra. Mi sono sentita come quando avevo il ciclo e ho fatto cadere per terra un barattolo di miele, fracassandolo e ritrovandomi costretta a ripulirne i cocci in una situazione in cui il mio stato emotivo era fortemente alterato e la vita mi pareva fin troppo difficile da portare avanti: senza speranza. Mi sono sentita come se il mondo fosse senza speranza. Perché nel momento in cui qualcosa di così bello e speciale non viene riconosciuto per ciò che vale, significa che il nostro mondo fa, sostanzialmente, cagare. E che tutti i buoni propositi della serie, tutti i messaggi positivi che ha cercato disperatamente di condividere, non sono stati accolti dai molti nel modo in cui avrebbero dovuto. 
Guardando Sense8 mi sono sentita parte di qualcosa di più grande, come se un po' fossi una sensate io stessa, e nel momento in cui è stato cancellato ho pensato che quel qualcosa di più grande non fosse mai esistito, che nessuno l'avesse vissuto come l'avevo vissuto io. 
Fallimento. 
Sì, forse ho creduto davvero, per un momento, che Sense8 fosse stato un fallimento. 
Poi ho visto il merdaio che stava succedendo su Twitter. 
Quel qualcosa di più grande al quale avevo sentito di appartenere era di nuovo lì, non se n'era mai andato, e dopotutto avevo fatto bene a credere che fosse esistito. Da ogni parte del mondo ho letto di persone che alzavano la voce, che non accettavano l'ingiustizia, che reclamavano il proprio diritto a non essere prese per il culo da qualche stronzo di un CEO che pensa solo al profitto, e non ai propri clienti affezionati. Netflix era partito come una grande speranza, ma si sta trasformando in un incubo. Si sta trasformando in un'emittente televisiva come tutte le altre, che preferisce dare spazio a cagate spaziali lunghe undici stagioni - The Big Bang Theory, Supernatural, e chi ne ha più ne metta - che hanno perso il proprio valore da tempo ma che continuano a fare ascolti, piuttosto che a vere e proprie opere d'arte. Parlavo tempo fa con una mia amica di come Netflix stesse cambiando il panorama delle serie tv, puntando su una qualità che tra le emittenti televisive era introvabile, ma a quanto pare ci stavamo sbagliando. Perché nel momento in cui decidi di cancellare una serie come Sense8, ancora nel pieno del proprio sviluppo, lasciando tutti gli affezionati a bocca asciutta appena dopo un cliffhanger della madonna, non solo è evidente che un concetto sviluppato di qualità non lo possiedi, ma non possiedi neanche quella cosa chiamata "rispetto". 
Ma non è tanto il non sapere come andrà a finire, che mi ferisce, perché posso sempre inventarmelo. Non è tanto l'essere presa per il culo, anche se diciamo che è una buona parte. Quello che mi ferisce davvero è che una serie come Sense8 non esiste, e non credo che la rivedremo tanto presto. Non rivedremo mai i temi della bisessualità, della transessualità, dell'omosessualità, dell'identità, della multiculturalità, dell'amore e dell'arte trattati con tanto candore, liberi da stereotipi e barzellette. Non rivedremo un personaggio come Nomi Marks, non rivedremo un personaggio come Amanita, non rivedremo Kala, Wolfgang, Capheus, Lito, Hernando, Sun, Will, Riley, nessuno di loro. Sono come congelati nel tempo, adesso, condannati a rimanere immobili per sempre. È come se fossero tutti morti, o peggio, e non avranno mai la possibilità di ottenere ciò che si meritano. 
Ed è proprio il fatto che questa cosa non fa soffrire solo me, che denota quanto Sense8 non sia stato un fallimento. Seguitemi un attimo: se io pubblicassi un libro con una casa editrice e quel libro ottenesse molti consensi, io ne sarei felice. E ne sarei felice anche se la casa editrice decidesse che i consensi non sono abbastanza, e quindi mi negasse di pubblicare il seguito, e allora si alzasse un putiferio proprio come quello a cui ho assistito su Twitter. Perché questo significherebbe che i miei personaggi, la mia storia, il mio messaggio, nei cuori delle persone ci sono arrivati. 
Tante persone che alzano la voce non possono reputarsi un fallimento. 
Sense8 non è stato un fallimento. 
Gli unici che hanno fallito sono stati i CEO di Netflix, nel non riconoscere il valore in qualcosa che di valore ne ha tanto, forse troppo, per essere del tutto compreso. 



Rimaniamo uniti. Facciamoci sentire. Forse abbiamo ancora la possibilità di cambiare qualcosa, anche se minuscola. Sense8 non merita di essere messa da parte in questo modo, e neanche noi. 
Vi lascio i link a due petizioni attualmente firmabili, che stanno raccogliendo moltissimi consensi. Firmare significa chiedere rispetto. 

Petizione #1 
Petizione #2

2 commenti:

  1. non ho mai visto sense8 ma devo dire che mi ha sempre ispirato ed era nella mia lista di cose da recuperare, adesso che l'hanno cancellata non so che fare... che faccio??? Comunque quando cancellano qualcosa senza dare agli spettatori un finale sarebbero da mettere al rogo, io sono ancora scottata (e lo saró per sempre) da V-visitors :(

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    1. Secondo me vale la pena di vederlo lo stesso, anche se è stato interrotto, perché veramente, questa serie ti prende un pezzo di cuore. È un'esperienza da fare, che insegna tantissimo.

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