19/04/17

Tredici motivi per cui "Tredici" è una serie imperdibile.

Era da un po' che volevo scrivere questo post. Era da un po' che volevo aggiornare il blog in generale, ma non riuscivo mai a trovare un momento in cui ne avessi davvero voglia. 
Sono stata molto contenta del successo che questa serie ha avuto, ma forse sono state proprio le recensioni negative a mettermi addosso l'astio necessario a buttare fuori le mie argomentazioni. Quindi eccole. Beccateve 'sti tredici motivi e zitti e muti.  
(Qui trovate il link alla mia recensione del libro.)



1. La trama


Ovvio, no? Quando ho comprato il libro è stato proprio il concetto, ad attirarmi. Una ragazza morta che sussurra nelle orecchie di quelli che reputa i propri aguzzini... più intrigante di così? Fate molta attenzione al mio uso del termine "reputa", eh. Perché come dice Hannah nella serie: "ci sono tredici lati per ogni storia", o qualcosa del genere. In molti hanno reputato l'uso delle cassette un po' hipster e melenso, ma a me è piaciuto. Io sono una che il realismo lo ama quasi all'inverosimile, eppure penso che certe volte ci si impunti troppo su questo e si dimentichi il bene della storia. Un po' quando mi sono resa conto che la scena di "Noi siamo infinito" all'interno del tunnel sarebbe improbabile per via del fatto che la radio all'interno dei tunnel non piglia manco per il cazzo: e la licenza poetica dove la lasciamo, se ragioniamo sempre in questo modo?


2. Le tematiche 


C'è chi dice che "Tredici" parla di suicidio e chi dice che parla di "bullismo". Secondo me liquidarlo in questo modo significa minimizzarlo. Magari potrebbe essere così per il libro, ma secondo me la serie si è evoluta parecchio rispetto a quello che era il materiale originale. Così ci siamo ritrovati con una serie che parla sì, di queste cose, ma anche di molto altro. Della necessità di ammettere i nostri errori, per esempio, grandi o insignificanti che siano. Del fatto che ogni cosa influenza un'altra cosa e che ad ogni azione corrisponde una reazione. Del fatto che siamo tutti umani e che nessuno è senza macchia e senza paura... nemmeno le vittime.

3. Il soundtrack 


Il soundtrack di questa serie è semplicemente spettacolare. I pianti che mi sono fatta ascoltando "The night we met" - che sto ascoltando anche ora, ugh - sono inquantificabili. Anche solo ascoltare questa serie tv è stato per me un immenso piacere, oltre che un colpo al cuore. Ogni canzone è un pezzo insostituibile, e piano piano mi sto spulciando tutto l'elenco delle soundtrack. 

4. La recitazione 


Gli attori mi hanno molto sorpresa, devo dire, specialmente quello di Clay Jensen. L'avevo visto nel film di Piccoli Brividi del 2015, quello con Jack Black, quindi ecco... non è che gli davo tutta questa fiducia. Invece penso siano stati tutti perfetti - specialmente nella seconda metà della serie, quando è uscito fuori il loro vero io e le conseguenze di tutta la storia hanno cominciato a farsi sentire sul loro modo di fare e sulla loro vita in generale. Ci sono state delle interpretazioni che veramente mi hanno spezzato il cuore. Oltre a quella di Dylan Minnette - Clay - che in ogni episodio sembrava più devastato, anche quella di Alisha Boe - Jess - quella di Brandon Flynn - Justin - e quella di Miles Heizer - Alex - mi sono piaciute da morire, probabilmente perché sono stati anche i personaggi che hanno sofferto di più.

5. Il cast 


Ci lamentiamo sempre di quanto i cast non siano abbastanza eterogenei, poi quando succede non ce ne accorgiamo. Porca puttana, l'ultima volta che ho visto un cast tanto variegato è stato quando ho guardato Sense8. Sarò io che sono una buonista di merda, ma adoro sempre quando succede. Forse è che come membro attivo di una minoranza etnica fatico sempre un po' a sentirmi accettata. Ma qui non si tratta solo di differenze etniche: intanto la regola eteronormativa dei soliti YA viene annientata in malomodo, ma poi di solito nei film sui liceali ci ritroviamo sempre davanti ad attori adulti e super truccati, a ragazze tutte identiche e perfette, ma qui non succede. Per carità, non nego che i membri del cast siano quasi tutti piuttosto gnocchi, ma diciamo che lo sono in modo naturale. Hannah Baker ha un aspetto credibile, così come ce l'hanno Jessica e Courtney e tutti gli altri. Etnie diverse, corporature diverse, e per la miseria, UNA CHEERLEADER CHE NON VA SEMPRE IN GIRO TRUCCATA ALLA PERFEZIONE, perché DIAMINE, FA SPORT, IL CHEERLEADING È UNO SPORT, NON DIMENTICHIAMOCELO! E poi è difficile pensare a truccarsi quando una tua ex amica si è appena suicidata e (SPOILER) cominci a dubitare che qualcuno ti abbia stuprata mentre eri priva di sensi a una festa.  

6. La caratterizzazione 


Come dicevo prima, Hannah Baker reputa gli altri personaggi i suoi aguzzini. Ma le loro azioni contro di lei sono state davvero così deliberate? Beh... 
Ho amato il fatto che nessuno, in questa serie, fosse buono al 100%, né totalmente cattivo - persino Hannah, che in teoria dovrebbe essere la vittima, ha avuto dei momenti in cui non aveva ragione per niente, perché è così che funziona davvero nella vita: non era poi davvero tutta questa eroina melancolica e sfortunata che credeva di essere, in fin dei conti, e non è stata l'unica a essere delusa, ma anche lei stessa ha deluso molte persone. Certo, abbiamo dei casi come quello di Clay e di Tony, che ritengo buoni diciamo al 99%, e casi come Bryce, che invece è un pezzo di merda al 99%, però ecco... c'è sempre quell'1%. Soffermiamoci proprio su Bryce: un personaggio come il suo ti fa venir voglia di estrarre i gomiti e infilarli nelle altrui cavità oculari, eppure è innegabile che persino in lui ci sia del buono - la gentilezza che dimostra nei confronti di Justin, per esempio. E Justin stesso: è un coglione, ma a modo suo ama la sua ragazza e ha fatto lo sbaglio di avere paura e di essere un adolescente maschio influenzabile. Per non parlare di Alex! All'inizio lo vediamo come un ragazzino capriccioso e irritante, ma poi ci rendiamo conto di quanto sia in realtà intelligente e profondo, e di come abbia fatto ciò che ha fatto perché, beh, di fare la stronzata capita a tutti, quando si è accecati dai sentimenti - per quanto stupidi possano essere quei sentimenti. Abbiamo Courtney, la cui storia è una delle più originali che io abbia mai sentito, e credo che sia stata un buon mezzo per parlare di un argomento che raramente viene preso in considerazione: (SPOILER) cosa succede quando la figlia adottiva di due genitori gay si rende conto di essere lesbica? Non ha forse il terrore di diventare portavoce di tutti i figli di coppie gay e di essere utilizzata come araldo dalle persone che sono contro le adozioni da parte degli omosessuali? Questo e altro, solo su Tredici!

7. È meglio del libro 


Innegabilmente migliore del libro. Questo perché, grazie al tempo concesso da tredici episodi, è stato possibile esplorare tutte le implicazioni del suicidio di una ragazza adolescente ed è stato veramente possibile vedere tutte le versioni della storia, e non solo quella di Hannah - infatti il libro si concentra più che altro sul contenuto delle cassette, piuttosto che su come questo influisce su Clay e su tutti coloro che ne fanno parte. Oltretutto abbiamo modo di conoscere anche i genitori di Hannah e di quasi tutti gli altri ragazzi, più quello che succede all'interno della scuola. La serie di Netflix è una storia sul suicidio adolescenziale a 360°. 

8. La regia 


Una buona storia non basta: bisogna saperla raccontare. I registi di Tredici, secondo me, ci sono riusciti alla grande. Tutte le scelte di regia e di montaggio sono state perfette, a mio parere, e ogni scena era un piacere per gli occhi, oltre che un dispiacere immenso per l'anima. Io metto subito le mani avanti dicendo che di regia non è che ci capisco tutto 'sto granché, ma ho amato tantissimo la scelta dei colori di questa serie e il modo in cui le registrazioni della voce di Hannah non hanno preso tutto lo spazio degli episodi, ma solo quello che serviva. Poi le scene in cui Clay e Hannah erano nella stessa ripresa, anche se in due momenti diversi... boh, mi facevano sempre morire un po' dentro.

9. La suspense 


La cosa che tira di più, all'interno di questa serie, è proprio la questione dei tredici nastri. Non sai a chi appartengono, anche se te lo immagini, e sei sempre portato a guardare l'episodio successivo perché la tua anima malata ne vuole ancora. Vuole ancora un po' di quel male, vuole sapere chi sarà il prossimo ad andare alla gogna, vuole sapere come possa un agnellino come Clay entrare in tutta questa storia. Questo ha funzionato allo stesso modo anche leggendo il libro, per me, infatti me lo sono divorato in un paio di giorni. È una serie perfetta per il binge-watch. Ne esci tutto rotto, per carità, ma è inevitabile. 

10. Le lacrime 


Non pensavo che avrei pianto. E poi ho pianto. TANTO.
Questo è stato possibile proprio per via del punto 4, la recitazione. In molti si lamentano del fatto che non sono riusciti a identificarsi in Hannah, ma secondo me, almeno nella serie, il punto non è proprio identificarsi in lei, quanto negli altri. Io a identificarmi in lei non ho avuto troppi problemi, per carità, ma è sono stati Clay, Jessica e i genitori di Hannah, a distruggermi più di tutti. E ogni occasione persa, ogni cosa che sarebbe potuta andare per il meglio se solo, se solo, se solo...

11. L'empatia 


È impossibile non provare empatia per almeno un personaggio di questa serie, e se non ne provate vuol dire che NON AVETE UN'ANIMA. Ma non è questo che volevo dire in questo punto, perché mi pare di averlo già reso abbastanza chiaro. Quello che voglio dire, invece, è che di questa serie potete dire quello che cazzo vi pare: che non vi è piaciuta, che non è realistica, che FA CAGARE... comunque vada, io sono convinta che a qualcosa sia servita. Sono stata molto contenta del successo che ha avuto perché in cuor mio spero che qualcuno ne abbia tratto qualcosa, e che d'ora in avanti le persone ci penseranno due volte, prima di dire quella cattiveria, o di attuare quella vendetta. Certo, non mi aspetto che le persone cambino completamente il loro atteggiamento da un giorno all'altro, ma se questa serie servisse anche solo a convincere UNA persona a essere gentile UNA volta, penso che mi basterebbe. Tredici potrebbe aver reso il mondo giusto un pochinoinoino più empatico. 

12. La confusione 


Non è solo il finale estremamente aperto, a lasciarti confuso alla fine di questa serie: è l'impossibilità di capire con chi dovresti prendertela. Arrivi alla fine che sei tipo: "boh? Di chi è stata la colpa, allora? Hannah era una stronza? Lo stronzo era Bryce? Qualcuna di queste persone ha effettivamente ucciso Hannah Baker?" E una risposta vera non c'è, secondo me. È questo che mi piace. Nella realtà le risposte non sono semplici e lineari, e la verità sta sempre nel mezzo, ma neanche lì. 

13. CLAY JENSEN 


ALL HAIL CLAY MOTHERFUCKIN' JENSEN! 
Merda, quanto l'ho amato. È il classico protagonista un po' sfrontato e un po' ingenuo, un po' coglione e un po' pensatore. Ogni volta che faceva una delle sue battutine crepavo e boh, di solito i protagonisti non sono mai i miei personaggi preferiti, ma lui è semplicemente perfetto. Gli si vuole bene, si tifa per lui, si viaggia al suo fianco. È con lui, che ascoltiamo le cassette. È con lui che piangiamo, che soffriamo per la mancanza di Hannah, che vediamo Hannah per tutto ciò che aveva di bello. Clay Jensen è il ragazzo d'oro. È helmet.  


E niente. Spero che siate d'accordo con me, e se non lo siete porCA PUTTANA VI VENGO A CERCARE CON LE LAME! Nah. Forse. Boh, sono ancora tutta scombussolata e non vedo l'ora di rivedermi tutti gli episodi da capo. Non prendetemi troppo sul serio.


Firmato: la vostra psicologicamente labile HateQueen di quartiere.

6 commenti:

  1. Straquoto ogni singola parola (anche le virgole, i punti e gli spazi tra le parole!) di quello che hai scritto... CLAY NQEIUCDWEJKNCKQJBCISSXSCNSNC.... e ho detto tutto!

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  2. ciao! amo da impazzire netflix e ho notato questa serie tv, anche se finora non mi ha mai incuriosita particolarmente... con questa tua recensione ho deciso di farci un pensierino!

    Le Parole Dipinte

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    1. Ne sono contenta! Spero ti piaccia! :D

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  3. Ciao carissima! Anch'io mi ero innervosita a leggere certe recensioni su Tredici, perciò ho pubblicato una serie di tweet dopo che avevo terminato la visione. Cioè, sarà un mese che l'ho finita e mi è ancora rimasta dentro. Anche a me ha lasciato tante di quelle sensazioni che ero pronta a scrivere un post come un fiume in piena (poi sono subentrate altre cose, tipo la vita vera XD) e mi piacerebbe rivederla anche se fa male. Fa male davvero. Io penso d'essere entrata in empatia con gli stessi personaggi che hai elencato tu, ma con Hannah soprattutto. Avrei voglia di leggere il libro ma se non approfondisce i personaggi come fa la serie (escludendo i genitori, figura che secondo me è fondamentale) ho quasi paura che mi rovini quel che la serie mi ha regalato. Ma dubito resisterei dal fare il confronto! ;)
    Penso e spero anch'io che questa serie insegni qualcosa: sono tanti i messaggi al suo interno, e tu li hai colti proprio tutti ;)
    Non so però come prendere questa cosa della seconda serie... secondo me non era necessaria, però, stiamo a vedere!

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    1. Anche secondo me la seconda stagione non era proprio necessaria, però hanno concluso l'ultimo episodio con dei ??? molto importanti, quindi posso giustificarla. Spero solo che la qualità non cali!

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