08/02/17

RECAP GENNAIO 2017 | Libri, film, serie tv e smadonnamenti del mese

E niente, ho questa abilità innata di fare tutto un po' troppo tardi. Proprio come quando ho pubblicato le mie dieci migliori letture del 2016 a Gennaio 2017 inoltrato. Eh oh. Tocca.
Anno nuovo, cose nuove. Voglio dare il via a una specie di rubrica mensile in cui vi parlerò brevemente di tutte le cose che ho letto e visto in quel... beh, in quel mese. Per meglio intenderci, parleremo di libri, film e serie tv come di SMADONNAMENTI, perché fondamentalmente è proprio quello che sono, almeno dal mio punto di vista. Per non uccidervi ogni volta con un post lunghissimo, non starò a recensire ogni singola cosa - è possibile però che io vi rimandi, all'interno del post, alle recensioni che potrei aver scritto riguardo i singoli argomenti. Comunque bella scrittrice del cazzo che sono: ogni volta che cerco di spiegare un concetto semplicissimo va a finire che mi dilungo in stronzate. Consiglio spassionato? NON comprate il mio "Plettri e Sigarette", quando esce: fa sicuramente cagare.



Libri:



Beautiful You - Chuck Palahniuk 




Mettiamo che uno scrittore voglia raccontare la favola di Cenerentola e mettiamo che questo scrittore sia Chuck Palahniuk, quale storia ci capiterebbe tra le mani? La storia di Penny Harrigan, giovane impiegata dall'aspetto scialbo e i desideri opachi che passa le sue giornate a servire caffè in un ufficio di avvocati. E lì che un giorno incontra Cornelius Linus Maxwell, bellissimo, ricchissimo, divorziatissimo. Sorprendentemente Maxwell la invita a cena e a un dopo cena nella suite di un albergo da miliardari ed è qui che, taccuino alla mano, le fa sperimentare il più alto grado di piacere. Tutto magnifico, vero? Non esattamente, perché Penny scopre presto di essere la cavia per il collaudo di una linea di "sex toys only for ladies" che Maxwell sta per lanciare, chiamata "Beautiful you". È un successo planetario dalle conseguenze devastanti: famiglie distrutte, bambini abbandonati, uomini ignorati, donne inchiodate alla dipendenza pressoché ininterrotta dai fantastici, e micidiali, giocattoli di Maxwell. E Penny? Deciderà di essere complice del più grande spacciatore di piacere mai esistito o proverà a salvare il mondo dalla sua dipendenza cieca da prodotti genialmente confezionati?

Ve lo dico, amici. Io sono seriamente preoccupata per quest'uomo. A questo punto posso dirmi discretamente esperta riguardo le sue pubblicazioni - toh, avrò letto una metà dei suoi libri - e nonostante io abbia letto anche CAVIE, CAVIE, SIGNORI MIEI, questo è decisamente il più assurdo che mi sia capitato sotto gli occhi. Bellissimo, eh, per carità. Ma veramente assurdo. Su Anobii ho letto diverse critiche del cazzo a questo romanzo, tutte scritte da persone che o non ci avevano capito una sega perché troppo sceme, o che semplicemente erano state distratte da tutto il... sesso. Se sesso vogliamo chiamarlo. Molti lettori di Palahniuk vanno avanti nella convinzione di essere dei gran duri, dalla mentalità aperta e tutto il resto perché, appunto, leggono Palahniuk e Palahniuk, si sa, non ci va leggero con NIENTE nei suoi romanzi. Solo che quando si parla di sesso - in particolare di sesso ASSURDO - la gente va fuori di testa. "Forse voleva comunicarci qualcosa, ma non si capisce bene cosa," dicono. E invece si capisce eccome, se non ti fai distrarre dai dildo che volano divorati dalle fiamme e dalle cascate del Niagara tra le gambe della protagonista. Nell'estratto che ho pubblicato sopra, il romanzo è stato scambiato per una reinterpretazione moderna di "Cenerentola", quando è più che altro una parodia di "50 Sfumature di Grigio" infarcita di denuncia sociale. Come sempre, geniale. Sopra le righe, anche. Non ve lo consiglio se siete facilmente impressionabili. E come tutti i romanzi di Palahniuk, finisce con un mega plot-twist.




Wonder - R.J. Palacio 




È la storia di Auggie, nato con una tremenda deformazione facciale, che, dopo anni passati protetto dalla sua famiglia per la prima volta affronta il mondo della scuola. Come sarà accettato dai compagni? Dagli insegnanti? Chi si siederà di fianco a lui nella mensa? Chi lo guarderà dritto negli occhi? E chi lo scruterà di nascosto facendo battute? Chi farà di tutto per non essere seduto vicino a lui? Chi sarà suo amico? Un protagonista sfortunato ma tenace, una famiglia meravigliosa, degli amici veri aiuteranno Augustus durante l'anno scolastico che finirà in modo trionfante per lui. Il racconto di un bambino che trova il suo ruolo nel mondo. Il libro è diviso in otto parti, ciascuna raccontata da un personaggio e introdotta da una canzone (o da una citazione) che gli fa da sfondo e da colonna sonora, creando una polifonia di suoni, sentimenti ed emozioni.

Subito dopo aver letto "Beautiful You", ho deciso che era ora di darmi una regolata - che cominciare l'anno con un libro come quello non fa bene a NESSUNO, neanche a me. Quindi mi sono buttata su questo romanzo middle-grade - genere che, non si direbbe, ADORO - e anche qui posso dire di aver gradito moltissimo la lettura. A parte il fatto che la storia di Auggie è una cosa indecente, da quanto è dolorosa, "Wonder" è un romanzo che ti fa riflettere, ma soprattutto vergognare. Perché non ci puoi far niente: per quanto "aperto" e "buono" tu possa essere, quando ti imbatti in una persona che all'esterno - e anche all'interno, a volte - è tanto diversa da te, ti senti a disagio. Tassativo. E spesso il disagio si nota, specialmente se come Auggie sei abituato a riconoscerlo nelle persone. L'autrice dichiara: "L’idea mi venuta nel 2007 quando ero seduta su una panchina con i miei due figli e ho visto passare una bambina che aveva la sindrome di Treacher-Collins. Ciò che mi ha colpito non è stata la ragazzina ma la mia reazione: sono stata presa dal panico, temevo che mio figlio di tre anni vedendola avrebbe reagito urlando come aveva fatto alla festa di Halloween. Mi sono alzata di scatto come punta da una vespa, ho chiamato l’altro figlio mi sono allontana di corsa. Alle mie spalle ho sentito la madre della ragazzina che con voce molto calma diceva: -Forse è ora di tornare a casa. Mi sono sentita un verme e non riuscivo a dimenticarmi di quest’esperienza." Penso che di questo romanzo scriverò, presto o tardi, una recensione, quindi stay-tuned.




Le terre dei dormienti - Laura Taibi 




Jasper Stone è un ragazzo londinese come tanti. L'estate è alle porte quando il suo mondo viene sconvolto dall'arrivo di Eilise, una ragazza dai capelli rossi che irrompe nella sua vita e gli intima di svegliarsi mentre enormi mostri ragneschi appaiono in città, e una strana gemma con il potere di evocare una spada compare magicamente sul suo petto. Da lì in poi la vita di Jasper cambierà radicalmente: trasportato in un luogo chiamato "la collina" dove altri ragazzi tentano di sopravvivere, dovrà fronteggiare nemici potenti, affrontare la terribile Foresta dell'Incubo e scoprire il segreto che si cela dietro quel luogo.

Di questo romanzo ho già scritto una recensione qualche giorno fa - la trovate QUI - quindi non aggiungo molto altro. Solo che sono stata molto contenta di conoscerlo e di conoscere - anche se solo virtualmente - la sua autrice, Laura Taibi, una persona gentilissima, divertentissima e molto sveglia, e alla quale mi sono presto affezionata. Non c'entra niente, ma ho notato che le amicizie che si fanno grazie ai libri sono particolarmente soddisfacenti. Io stessa ho conosciuto molte ragazze grazie al mio libro in uscita, "Plettri e Sigarette", perché l'avevano letto ai tempi d'oro di EFP e mi avevano aggiunta su Facebook. Con alcune mi sento ancora regolarmente, specialmente una in particolare a cui ormai faccio leggere ogni cosa che scrivo per prima, neanche fosse la mia beta-reader #1. È bello essere sostenuti.




La biblioteca dei morti - Glenn Cooper 




Questo romanzo comincia nel dicembre 782 in un’abbazia sull’isola di Vectis (Inghilterra), quando il piccolo Octavus, accolto dai monaci per pietà, prende una pergamena e inizia a scrivere un’interminabile serie di nomi affiancati da numeri. Un elenco enigmatico e inquietante.
Questo romanzo comincia il 12 febbraio 1947, a Londra, quando Winston Churchill prende una decisione che peserà sulla sua coscienza sino alla fine dei suoi giorni. Una decisione atroce ma necessaria.
Questo romanzo comincia il 10 luglio 1947, a Washington, quando Harry Truman, il presidente della prima bomba atomica, scopre un segreto che, se divulgato, scatenerebbe il panico nel mondo intero. Un segreto lontano e vicinissimo.
Questo romanzo comincia il 21 maggio 2009, a New York, quando il giovane banchiere David Swisher riceve una cartolina su cui ci sono una bara e la data di quel giorno. Poco dopo, muore. E la stessa cosa succede ad altre cinque persone. Un destino crudele e imprevedibile.
Questo romanzo è cominciato e forse tutti noi ci siamo dentro, anche se non lo sappiamo. Perché non esiste nulla di casuale. Perché la nostra strada è segnata. Perché il destino è scritto. Nella Biblioteca dei Morti.


Questo romanzo l'ho ricevuto per Natale - insieme anche a "Beautiful You" - da un'amica, e ammetto che fosse stato per me non l'avrei mai comprato. Sarà che sono stufa di questi scrittori di thriller super amati - Dan Brown, Ken Follett, cazzi e mazzi - che scrivono tutti allo stesso modo, tutti gli stessi protagonisti e le stesse storie. Glenn Cooper lo vedevo come uno di loro, ma avevo ragione a metà. Sì, ok, "La biblioteca dei morti" è un po' il classico thriller con il classico detective macho bianco protagonista con problemi di alcolismo e il classico modo un po' misogino di rappresentare le donne, però, come tutti questi thriller, è anche un page-turner della madonna. Con dei risvolti che mi hanno molto sorpresa, devo dire. Insomma, non me la sento di condannarlo. Non urlo neanche al capolavoro, ma l'ho comunque trovato diverso dalla maggior parte dei suoi "cugini". Credo proprio che leggerò anche il seguito, quando ne avrò il tempo.




Novembre - Teresa Verde e Massimiliano Mistri




Clio non avrebbe mai creduto di incontrare lui: il suo dio.Eppure era il suo destino. Da sempre.Ma nessuno conosce il proprio destino, se non nel momento in cui si compie. Il destino di Clio ha il nome di un mese: Novembre.
Clio Rizzi, giornalista musicale milanese, riceve una strana telefonata da Mick D. Dunn, detto D.D., e parte immediatamente alla volta della Finlandia proprio sulle tracce del bassista, vera e propria icona del rock post grunge. Fin dall'imbarco Clio viene accompagnata da Hilppa, una folle finlandese che vive con D.D.
Una volta tra i ghiacci, in quel mondo freddo, coperto di neve, Clio scopre che i progetti che Mick ha per lei vanno ben oltre la semplice intervista prospettata, e da qui il viaggio fisico e psicologico per lei sarà sconvolgente quanto può essere devastante scavare in un passato sepolto sotto cicatrici corporee e spirituali.


"Novembre" è un libro un po' indescrivibile. Viene definito un romanzo "shock rock", che non so bene cosa significhi, però un pochetto me lo immagino. Leggerlo mi ha fatto provare nostalgia per un'epoca che non ho neanche vissuto - quella della musica rock anni '80 e '90, dal glam al grunge di Seattle - e mi ha confusa, e mi ha schiarito le idee. Il punto di vista è molto interessante perché è quello di una schizofrenica, Clio, e ho l'impressione che gli autori, Mistri e la Verde, abbiano davvero idea di cosa parlano, quando scrivono di lei, perché di schizofrenici - veri, giuro, non vi dico cazzate - ne ho incontrati due o tre, e quelle poche cose che mi raccontavano, sommate a quelle che ho letto io stessa per informarmi sull'argomento, riflettono abbastanza il modo di pensare distorto e incoerente della protagonista. La storia è tutta spezzettata, e per tutto il romanzo ti sembra di non capire un bel niente di quello che sta succedendo. Alla fine ti rendi conto che invece te ne sei fatto un'idea, per quanto vaga, e parlarne con gli altri è difficile. Inspiegabile. Una cosa a cui ho fatto caso è che per tutto il tempo, leggendolo, ho pensato al freddo. Quello che ti fa male quando hai le mani congelate e le sbatti contro qualche spigolo, o vieni investito da una macchina e strisci sull'asfalto gelato. Un'esperienza di lettura che definire "strana" è un eufemismo.



Film:



Gran Torino - Clint Eastwood




Walt Kowalski (Clint Eastwood) è un reduce della guerra di Corea, di carattere burbero e spavaldo, prova una grande passione per la propria Ford Torino, modello classico del 1972, custodita in garage. Walt non mostra pudore nel manifestare il proprio sentimento anticoreano, nato durante la sua campagna in Corea, quando vide morire suoi amici per mano dei nemici. A peggiorare la situazione, il quartiere da lui abitato negli ultimi anni è diventato il principale centro suburbano della comunità coreana, e le bande giovanili danno molto fastidio a Walt. Anche se frustrati e maltrattati da Kowalski, i coreani aiuteranno l'uomo a risolvere i problemi personali che tiene con la famiglia, per diventare amici e aiutarlo a ripudiare il razzismo. 

Un film che fosse stato per me non avrei guardato neanche legata con le palpebre aperte a forza a mo' di Arancia Meccanica, e che invece mi è piaciuto da morire e mi ha fatta commuovere tantissimo. Cosa ho imparato? Devo smettere di seguire il mio istinto. 
È che... cioè, andiamo: "Clint Eastwood? Toglietemelo da davanti", pensavo, "non voglio aver niente a che fare con questa porcheria americana pacchiana". Che poi è un po' vero. Cioè, in certi momenti del film mi sono immaginata il signor Eastwood intento a scrivere la sceneggiatura, una mano sulla tastiera e l'altra stretta intorno al suo arnese, per essere educata. Però per la maggior parte del tempo ero sorpresa e coinvolta. Per i temi trattati e le risoluzioni mi ha fatto pensare ad "American History X", altro film che tra le altre cose tratta il razzismo, le sue conseguenze e la redenzione di una testa di minchia. Entrambi i film ve li consiglio tantissimo, chiunque voi siate. 




Crush - Malik Bader




Scott, atleta liceale rubacuori, ha tutto ciò che può desiderare un ragazzo della sua età: bellezza, popolarità e un ammiratore segreto. Quella che però inizia come un gioco apparentemente innocente si trasforma ben presto in qualcosa di mortale e individuarne il colpevole prima che sia troppo tardi non è semplice. Il pericoloso stalker potrebbe essere Jules, frustrata dalla relazione platonica che ha con Scott, oppure Bess, una timida compagna di classe gelosa dell'amicizia tra Jules e Scott, ma anche Jeffrey, la cui cotta per Bess è diventata sempre più ossessiva.

Questo film l'ho beccato per caso su Rai 4. Cioè: per una settimana intera, io e una delle mie coinquiline abbiamo beccato il trailer su Rai 4, e ogni volta ci dicevamo: "dobbiamo vederlo tantissimo", così ci siamo segnate la data e l'ora e l'abbiamo visto. E insomma, come molti thriller di stampo YA è piuttosto leggero e deludente, ma intrattiene anche, quindi alla fine si può guardare in una di quelle serate in cui non si ha niente da fare e si vuole guardare qualcosa di poco impegnativo.




Filth - Danny Boyle




Bruce “Robbo” Robertson è un sergente di Edimburgo, dipendente da alcol, droghe e prostitute, e ossessionato dalla promozione sul lavoro che tenterà di ricevere con ogni mezzo. Per far questo, deve riuscire a risolvere il caso di un ragazzo giapponese ucciso e ritrovato sotto a un tunnel.
Le sue dipendenze e le psicosi, non lo aiuteranno di certo…


AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA. Ecco cosa. 
Immagino voi non sappiate quanto io adori James McAvoy. Beh, ora lo sapete. Insomma, è un attorone, è scozzese e non fa proprio per niente schifo. Ma per niente niente. Ho evitato a lungo questo film perché, essendo io anche una grande fan di Irvine Welsh - famoso per i libri di Trainspotting - avrei voluto leggere prima il libro, pubblicato in Italia con il titolo: "Il Lercio". Poi mi sono detta: "ah, al diavolo" e l'ho visto uguale. E adesso voglio leggere il libro IL TRIPLO. Sentite, andatevi a guardare il trailer e ditemi che idea vi siete fatti di questo film. Una commedia folle e nera, probabilmente. Il che è innegabilmente vero. Ma se vi dico che mi ha anche fatta piangere? EH!? Le mie amiche non mi credono, per esempio. "Come fa a farti piangere un film su un poliziotto testa di merda che bullizza tutti i suoi colleghi, si fa le fotocopie ingigantite del pacco, si bomba Mirtilla Malcontenta e si fa fare le pompe fatte male dalle minorenni drogate?" Eh oh. Sarò strana io. Voi intanto guardatelo. Tra l'altro si trova solo in lingua originale con i sottotitoli, il che è ancora meglio perché si può godere per tutto il tempo del meraviglioso accento scozzese di Jamesino.




Kick-Ass - Matthew Vaughn




"Come mai nessuno ha mai provato ad essere un supereroe?". E' questa la domanda che si pone Dave Lizewski, un normale adolescente NewYorkese, quando indossa una tuta subacquea verde e gialla, comprata su internet, e diventa Kick-Ass; da quel momento in poi, non ci mette molto a trovare una risposta alla sua domanda: perché fa male. Ma, superando tutte le avversità, Dave si trasforma rapidamente in un vero e proprio fenomeno mediatico, in grado di catturare l’attenzione del pubblico. Ma non è l’unico supereroe là fuori: l'impavido duo padre/figlia, composto da Big Daddy e Hit Girl, porta avanti la sua lotta contro il crimine, e ha lentamente ma inesorabilmente distrutto l'impero criminale del Mafioso locale, Frank D'Amico. 

RAGAZZI, SONO VERAMENTE EUFORICA, questo film è una FIGATA PAZZESCA. Una cosa terribile invece è che io abbia pensato di avere l'autorità di aprire un blog quando per descrivere un film uso il termine "figata pazzesca" invece di roba più raffinata tipo "colorato", "adrenalinico", "action-movie", "cose". Intanto sono innamorata di Chloe Moretz, dopo questa visione. Ma tipo tantissimo. E poi mi aspettavo un film di supereroi per ragazzini alla "Sky High" - MA VE LO RICORDATE "SKY HIGH", O ME LO SONO SOGNATO? - e invece è cattivissimo, stronzissimo, violentissimo. È quasi come se Tarantino e Baz Luhrmann si fossero fusi con gli orecchini Potara per girarlo. Fa ammazzare dal ridere, ma anche stare male. Oltretutto di recente ho visto anche il secondo, ma ve ne parlerò al recap di Febbraio perché non voglio fare disordine. Non più del necessario.




Identity - James Mangold 




Una forte tempesta costringe dieci persone a rifugiarsi in un motel. Sono dieci perfetti sconosciuti che sembrano non avere nulla in comune. Quando però un misterioso killer sembra intenzionato ad ucciderli uno dopo l'altro scoprono sinistre coincidenze: tutti sono nati il 10 maggio, tutti portano il nome di uno stato americano. Ma la vera partita si sta giocando da tutt'altra parte, in una sala dove uno psichiatra deve convincere un giudice della Corte Suprema a ritirare la condanna a morte comminata a un serial killer con disturbi mentali. Che, guarda caso, ha compiuto una strage in un motel...

Un po' slasher, un po' thriller, un po' John Cusack... devo dire che pensavo mooolto peggio. Non lo definirei proprio un bel film, però porca miseria se ti frega. Ti frega alla grande. Vi sfido a guardarlo solo perché voglio sapere se qualcuno di voi è abbastanza tosto e deviato mentalmente da indovinare il trashissimo, assurdissimo e meraviglioso finale. Io quando l'ho visto ero... boh. ERO BOH, AMICI. Poi facevo tutta la spavalda perché continuavo a sparare congetture su congetture, e la cosa veramente bella è che a un certo punto CI AVEVO PURE PRESO, ma stavo scherzando e quindi non ci ho dato peso. Non ho una vera valutazione per questo film, però anche solo per il fatto che abbia saputo fregarmi lo rispetto.



Serie tv:



Sherlock (Quarta stagione)


In questa quarta stagione di Sherlock abbiamo avuto proprio ciò che ci era stato promesso. Moffat e Gatiss ci avevano anticipato che sarebbe stata una stagione molto più buia e distruttiva delle altre, e così è stato. La caratterizzazione dei personaggi è salita alle stelle, ed entrambi hanno assunto almeno un centinaio di nuove sfaccettature alle quali prima di questi episodi non avrei mai potuto pensare. In particolar modo, questo scambio di battute tra Sherlock e John mi ha fatto capire fino in fondo quale grande lavoro Moffat e Gatiss abbiano compiuto con questi due personaggi, fregandoci proprio fino in fondo. Perché Sherlock dice a John: (tradotto da me) "Ho questa terribile sensazione che alla fine tutti quanti non siamo altro che umani".
E John: "Persino tu."
E Sherlock: "No. Persino tu." 

Mi seguite? Per tutto questo tempo abbiamo creduto di assistere alla storia di un uomo estremamente freddo e razionale accompagnato da un uomo emotivo e passionale, e non ci sbagliavamo. Solo che ci eravamo sbagliati ad assegnare i ruoli. Sherlock è quello dei due che con le emozioni fa più fatica, perché le prova in un modo così travolgente che rimane soffocato, ci annega dentro, e scopriamo che la sua capacità di investigazione è spesso condizionata da questa cosa - a volte chiudere fuori le emozioni lo aiuta, altre volte è il motivo per cui fallisce... "contesto emotivo, Sherlock". 
Dall'altra parte abbiamo Watson, che ha un'ossessione per la perfezione che rasenta quella di una ballerina della Scala. Ed è un uomo razionale, così tanto che non comprende i tentativi delle persone intorno a lui di far sembrare accettabili atteggiamenti di debolezza che lui ritiene inammissibili. Mentre Sherlock, nelle sue debolezze, finisce sempre per tuffarcisi. 
Letteralmente. HA. 






E niente, ciccini. Per questo mese non ho nient'altro di interessante da raccontarvi. I miei smadonnamenti esterni a film, libri e serie tv sono stati più che altro causati da: 

1. La sessione invernale
2. l'uscita posticipata del mio romanzo, che ancora non si è capito quando diavolo ha intenzione di vedere la luce; 
3. l'assenza di Wi-Fi che mi ha impedito di pubblicare post regolarmente, che gran peccato.  
    Ma adesso sono tornata. Gli esami li ho passati, il Wi-Fi è arrivato e il libro... tra un po' comincio a menare le mani, per il libro, ecco cosa. 
Spero che questo post lunghissimo e stracolmo di roba non vi abbia stancati e annoiati. Sappiate che molto presto cambierò la grafica del blog - al momento è in lavorazione - quindi non dovrete più seccarvi gli occhi per leggere bianco su nero, sempre che mi leggiate - bastardi. Ci sentiamo presto con qualche altra cosa. Francamente non so in cosa consisterà il mio prossimo post, vedrò come mi piglia.  



Firmato: la vostra molto professionale HateQueen di quartiere.



8 commenti:

  1. quindi mi vuoi dire che tu hai visto kick-ass solo ora xD?! ti consiglio di andarti a fiondare sul seguito e di guardare FINO ALLA FINE dei titoli di coda.... secondo me il secondo è anche più bello del primo!

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    1. ah ok, lo hai visto... (il bello è che ho letto ma mica avevo afferrato, sono vecchia xD)... hai visto la scena dopo i titoli di coda?!

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    2. OMG no, non l'avevo vista, ma ora sì! Stupenda e agghiacciante, come il resto del film! Chissà se avremo un 3... io un po' ci spero e un po' lo temo.

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  2. A proposito del libro "il lercio"... ma tu lo sai che io l-ho letto senza neppure pare cosa fosse? me lo aveva prestato un amico alle superiori, avevo tipo 16 o 17 anni e ricordo che lo trovai davvero assurdo... bello ma assurdo! probabilmente ero troppo piccola e innocente per quel libro. Ora lo rileggerei con occhi diversi. Adesso che ho capito che questo film è tratto da quel libro comunque sono curiosa!

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    1. Ho sentito che il libro è molto più spinto e scioccante del film, che dicono in qualche modo sembri "censurato". Questo mi incuriosisce molto, visto che già il film mi è sembrato parecchio "forte", diciamo.

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  3. Mamma mia quanta bella roba in questo post!!
    Innanzitutto ti ringrazio per aver parlato del film tratto da Il Lercio , non lo conoscevo! Il romanzo l'ho letto una decina di anni fa e mi era piaciuto tantissimo, crudissimo, spietato, ma davvero bello! E poi, parliamo della veste grafica, l'impaginazione e la punteggiatura: fanno parte anche loro della storia! Geniale!

    Wonder è piaciuto tanto anche a me, non è il classico romanzo strappalacrime, pieno di buonismo gratuito, anzi è molto intelligente e non vedo l'ora di leggere i "seguiti".

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    1. Anch'io ho sicuramente intenzione di leggere gli altri libri! Poi quest'anno dovrebbe uscire anche il film, e non vedo l'ora di vederlo. Speriamo, ecco, che non lo smerdino. Anche se mi pare difficile.

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