03/02/17

Noi siamo infinito - Quando film e romanzo si completano



Ho letto e visto “Noi siamo infinito”, di Stephen Chbosky – precedentemente noto come “Ragazzo da parete”, o “The Perks of Being a Wallflower” – più di un anno fa, ormai, eppure non ho ancora smesso di pensarci. Non tanto per la delicatezza e la particolarità della storia – che è comunque molto importante – quanto per la rarità della situazione che mi si trovava di fronte. Fatemi spiegare un attimo, prima di continuare a sproloquiare. 



Di solito, quando si paragona un libro a un film, e viceversa, i casi sono tre: o il libro è meglio del film – mi viene subito da pensare a quelle cagate di pellicole come “Non buttiamoci giù”, “I ragazzi dello zoo di Berlino” o “SHINING/MERDA/VE MAZZO TUTTI ‘FANCULO JACK NICHOLSON” – o il film è meglio del libro – “Trainspotting”, “Amabili Resti”, “The Maze Runner” – oppure i due si equivalgono – “Il Miglio Verde”, “Shutter Island”. Istintivamente, verrebbe da dire che “Noi Siamo Infinito” fa parte della terza categoria, eppure non è assolutamente il caso. Perché un conto è quando il libro e il film sono proprio identici, pari pari, o comunque hanno lo stesso valore narrativo. Un conto, invece, è dire che le due opere si completano.

Parliamo per qualche secondo di cos’è, effettivamente, “Noi siamo infinito”. Comincio col dire che ho visto prima il film, spinta da un’amica, e che per mesi dopo l’uscita l’avevo evitato perché non gli davo un “bocco” di fiducia – concedetemi il regionalismo. Sarà stato quel titolo, tanto commerciale e pseudo-poetico da farmi rabbrividire, o sarà stata la carrellata di stronzate YA fatte male – perché lo YA fatto bene è BELLO – che mi erano state propinate negli anni precedenti, ma io proprio quel “Noi siamo infinito” non lo volevo proprio vedere. E alla fine l’ho visto solo perché quel giorno ero di cattivo umore e avevo voglia di spalare merda su qualcosa, magari con indosso un mezzo sorrisetto di sufficienza e con un accento anconetanaccio abbinato a gestacci. E invece porca puttana, se mi è piaciuto. Ho riso, pianto e mi sono incazzata, e mi è VERAMENTE piaciuto! Non ci potevo credere. Ovvio che dopo ho dovuto comprare il libro, e sono rimasta alzata fino a tardi per due notti di fila per finire di leggerlo quanto prima. Al che ho dovuto rivedere il film ancora e ancora e ancora per un mesetto, tornare indietro a evidenziare i paragrafi del romanzo che più mi erano piaciuti, farlo vedere a tutti… e niente, ero partita.

La storia di Charlie è semplice, per così dire. Il libro è nella forma del romanzo epistolare – lettere che Charlie scrive a un amico misterioso e in cui parla della sua vita da ragazzino-disagio. Era un romanzo YA ancora prima che il termine YA diventasse tanto popolare – cioè, era un signor Romanzo di Formazione, un po’ sulla scia del Giovane Holden, anche se completamente diverso, più o meno diverso, abbastanza diverso. Non sto a dirvi la trama, perché la maggior parte di voi la conoscerà già e chi non la conosce deve LEGGERLO/VEDERLO quanto prima, senza beccarsi spoiler di alcun tipo possibilmente. Piuttosto, a questo punto sento di potervi finalmente dire cosa intendevo all’inizio. 



Il film e il libro di “Noi siamo infinito” si completano a vicenda perché ognuno usufruisce al meglio delle proprie facoltà narrative per raccontare una storia che è la stessa, ma da due punti di vista diversi. Mentre il film è più rumoroso, colorato e incentrato un po’ su tutti i personaggi, il libro è introspettivo, in bianco e nero, quasi sussurrato. Il romanzo è epistolare, come dicevo, e racconta gli eventi dal punto di vista di Charlie, soffermandosi soprattutto sulle sue percezioni degli stessi. Anche il film è dal punto di vista di Charlie, ma attraverso la sua voce narrante possiamo avere solo uno scorcio di quello che c’è nella sua testa per tutto il tempo, mentre ci è più facile vedere il mondo che lo circonda e interpretarlo a modo nostro. I personaggi secondari acquisiscono più spessore e Charlie ne perde un po’, e in questo modo vengono, diciamo, “pareggiati i conti” tra le caratterizzazioni. Ma chi non avesse letto il libro non saprebbe nulla della poesia che Charlie legge sul suicidio – poesia che tra l’altro mi ha fatto piangere assai. Chi non avesse letto il libro avrebbe solo una piccola idea di ciò che è davvero successo a Charlie, o forse non ci arriverebbe nemmeno. Al contempo, chi non vedesse il film si perderebbe interpretazioni come quelle di Ezra Miller ed Emma Watson, che hanno dato veramente vita a personaggi come Patrick e Sam, nel libro solo tratteggiati. 



Ora che ho finito di parlare, sperando di essere riuscita a comunicarvi ciò che volevo, ho una domanda per voi. Nel caso di "Noi siamo infinito", il fatto che film e romanzo si completino era quasi dovuto, visto che lo stesso Chbosky ha scritto il romanzo e la sceneggiatura per il film. Siete mai incappati in situazioni simili? Non parlo di scrittori che scrivono sceneggiature, ma di film e romanzi indispensabili l'uno alla comprensione dell'altro, legati in qualche modo e secondo voi inscindibili. Sono molto curiosa a riguardo, quindi se avete in mente qualcosa fatemelo sapere. Sennò, fatemi pensare se anche voi la pensate come me sull'opera di Chbosky, e se non è così... perché? 

A breve finirò gli esami della sessione invernale e avrò il Wi-Fi, quindi sicuramente ricomincerò a postare sul blog con più regolarità. Intanto domani ci vediamo con l'ultima tappa del blogtour di "Le terre dei dormienti", di Laura Taibi, per il quale pubblicherò la mia recensione. Per quanto riguarda il mio romanzo, invece, "Plettri e Sigarette", purtroppo la data di uscita è stata posticipata e quindi anche il blogtour è andato un po' oltre i tempi iniziali che mi ero preposta, ma giuro che non mi sono dimenticata di chi mi ha seguita e di chi ha commentato, e che il vincitore verrà presto proclamato. Stay tuned, insomma. 

Firmato: la vostra ritardataria HateQueen di quartiere.

2 commenti:

  1. Ecco, siccome non avevo già abbastanza libri in lista e film nell'altra hai pensato bene di farmi venire troppa curiosità su questo titolo che, a dire il vero, ho snobbato anch'io fino ad ora per gli stessi identici motivi! Beh, rimedierò quanto prima!!!!

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    1. Bravissima! Sono sicura che ti piacerà! Secondo me dovrebbero vederlo tutti. Il modo in cui è stato pubblicizzato l'ha infossato.

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