10/10/16

Recensione + Intervista: L'insonnia genera mostri che metto su carta; Mattia Grossi

Questo blog NON È stato abbandonato. 
Questo blog continuerà a esistere. 
Lo so che ci avete sperato.
La vostra regina dell'odio non si lascerà vincere. 


Ok, ragazzi, qual è il succo della questione? Perché HateQueen è sparita dalla circolazione?
Intanto facciamo che la smetto con le rime, che sto seriamente cominciando a spaventarmi da sola. Il fatto, amici miei, è che da poco mi sono dovuta trasferire fuori casa, in un appartamentino con paio di mie grandi amiche, perché sì... lo ammetto: sono ufficialmente diventata una matricola fuori sede. Ovvio che vi renderete conto di quale sia il mio problema, a questo punto, ma se non ci siete arrivati da soli - minchia, siete lenti - ve lo dico io: ahimé, sto senza Wi-Fi. *drama intensifies

Ebbene sì, ho appena cominciato - in ritardo, se teniamo conto del fatto che a Novembre compirò ventidue anni - a studiare alla facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Urbino - yo, se volete venire a trovarmi mi fa pure piacere. E insomma, immagino che il Wi-Fi lo installeremo a breve, MA NON È QUESTO IL sì, vabè, avete capito. 
Comunque, sono qui quest'oggi per parlare con voi di una deliziosa quanto indigesta raccolta di racconti che avevo adocchiato da un po', e sulla quale finalmente sono riuscita a mettere le mie unghiacce. Si tratta di "L'insonnia genera mostri che metto su carta", di Mattia Grossi, edita nientepopodimeno che daaa... EDIZIONI LA GRU! Ebbene sì, dopo la lettura della raccolta "Sbramami" di Claudia Porta - per la mia recensione cliccate QUI - sono tornata indietro per chiederne ancora. E diciamocelo, miei cari animaletti deformati dal buio e dall'insonnia... non sono rimasta delusa. 



Titolo: L'insonnia genera mostri che metto su carta 
Autore: Mattia Grossi 
Editore: Edizioni La Gru 
Pagine: 160 
Prezzo: 14 euro 


 
Come definire questa raccolta in poche parole?
Il retro della copertina recita: "Personaggi tipici e atipici, elementi surreali calati in situazioni quotidiane con la voglia di meravigliare e instillare l'idea che qualcosa di stridente possa veramente accadere e diventare quasi familiare, come il capello sulla lente della teoria di Keith Richards. Grossi intenerisce e violenta al tempo stesso e lo fa con classe."
Direi che come descrizione, quella che ci viene proposta è più azzeccata. Di racconto in racconto ci vengono presentati personaggi tipici - un uomo morto in un incidente stradale, un ragazzo dentro un reality show, una donna ossessionata dal suo cellulare - in situazioni atipiche - l'uomo morto si ritrova a guardare il Bluray Disc del proprio cellulare con Dio, il ragazzo trova una finta-vera famiglia, la donna ha l'opportunità di telefonare la se stessa del futuro. Allo stesso tempo ci ritroviamo a leggere di personaggi atipici - un rinoceronte albino nano dai denti a castoro di nome Ariushua, un supereroe coi poteri di un pesce palla, un contrabbassista folle - in situazioni tipiche - il rinoceronte albino nano dai denti a castoro deve fare attenzione ai bracconieri, l'Uomo Palla cerca di riscattarsi dai bulli che per anni l'hanno riempito di insulti per via della sua stazza, il contrabbassista... no, ok, la storia del contrabbassista è folle e basta. E ci piace. 

Le storie di Grossi contrappongono inizi assurdi ed eccitanti a finali spesso amari, che ti lasciano con la bocca aperta e la sensazione di essere stato preso in giro. E ogni tanto mi sono ritrovata a scuotere la testa, domandandomi come ho potuto essere tanto ingenua da pensare che una storia sarebbe andata a finire come mi aspettavo. E ogni tanto mi sono ritrovata a sussurrare: "geniale". 

I miei racconti preferiti sono stati senz'altro: 
- Family show (un ragazzo prende parte a un reality show in cui dovrà fingere di essere parte di una famiglia inventata);
- Onyricon (il protagonista scopre di fare sogni premonitori, ma c'è una fregatura); 

- Reminescenzio 3000 (cosa succede quando hai la possibilità di perderti, ma di perderti davvero, nei tuoi ricordi?); 
- Il contrabbassista (neonati come t-shirt che non ti vanno bene, praticamente un sogno); 
- Timecall (se avessi la possibilità di telefonare al te del futuro cosa ti direbbe?) 

Ovviamente ce ne sono stati molti altri, che ho apprezzato, ma questi sono sicuramente quelli che mi hanno colpita di più - un po' per le premesse assurde e un po' per i finali che ho trovato azzeccatissimi e a tratti veramente bastardi. Senza contare gli ultimi due racconti, "Il Mida nero" e "L'Uomo Palla", che ho visto un po' come dei bonus. Grossi ci ha voluto regalare le origin stories di due supereroi improbabili da lui inventati, per poi abbandonarci con uno di quei "TO BE CONTINUED" da season finale che mammamia, lasciatemi. Insomma, non vedo così tanto l'ora di sapere qualcosa in più su questi misteriosi personaggi che sono andata addirittura a rompergli le palle per sapere qualcosa di più! 
Qui di seguito, le sue risposte alle mie domande. 


1) Parlami brevemente di te.
 Sono un ragazzo di 26 anni e lavoro come infermiere part time a Liverpool, dividendomi fra l'Inghilterra e l'Italia. Ho fatto questa scelta per avere il tempo libero di scrivere e continuare a sognare di rendere la scrittura una professione. 
 
2) Hai scritto oltre cose, oltre a questo libro? Se sì, dove si possono leggere? 
Ho scritto e pubblicato un romanzo "Edwin non dorme" con la stessa casa editrice La Gru e in più altri circa duecento racconti, che si possono trovare sul forum di scrittura "Writer's Dream". Scrivo da quando avevo diciotto anni e ho perso il conto dei racconti brevi totali. 

3) Cosa ti ha ispirato e invogliato a scrivere questo libro? I racconti sono stati scritti tutti con l'intento di metterli in questa raccolta o li hai riuniti solo dopo?
I racconti sono stati raccolti in un secondo momento, cercando di unire in un'unica opera quelli con la fantasia più distorta. Ciò che mi ha spinto e ispirato a scriverli è ciò che mi spinge a scrivere tutte le mie opere: il bisogno di stupire un'altra persona con una storia "strana" e anticonvenzionale. Voglio lasciare inquietudine in chi legge. 

4) Se dovessi paragonare il tuo libro a un'altra opera di qualsiasi tipo, quale sarebbe?
In generale cerco di non paragonarmi mai a nessuno, ma se devo dire un titolo con cui mi misuro spesso e volentieri, cercando di ricreare quella matta connessioni di eventi e continui stravolgimenti, dico "Che la festa cominci" di Ammanniti. Un punto di riferimento per questa raccolta di racconti e per la mia scrittura in generale. Il lettore viene strapazzato da una trama folle ed è ciò che io cerco in un libro. 

5) Quali sono i racconti di cui sei più orgoglioso?
"Nel safari del dottor Paveaux" è di sicuro quello che più mi è piaciuto scrivere, tante sono le stranezze e i cambiamenti del mondo attorno ai protagonisti, successivamente all'assunzione di ketamina. Anche "Family show" lo ricordo con piacere: è un racconto che un giorno mi piacerebbe ampliare, perché trovo che piegare una cosa pura come una famiglia all'insensibilità cinica di un reality show, crei non pochi spunti narrarivi. 

6) Hai dei progetti letterari futuri? Quando sapremo qualcosa di più sul Mida Nero e sull'Uomo Palla?
Il Mida Nero e l'Uomo Palla sono al momento congelati nella mia testa. Ci sarà sicuramente un romanzo con protagonisti superuomini nella mia produzione, perché trovo che si possa ancora raccontare di oltreumani, toccando gli aspetti più psicologici e intimi degli stessi. Al momento sto scrivendo un romanzo distopico con la scuola di scrittura Omero e mi sto concentrando su quello. Vorrei fosse il mio salto di qualità. 

7) Vorresti aggiungere qualcos'altro che non ti ho domandato?
Non ho molto altro da aggiungere, se non grazie infinitamente per l'intervista e per la lettura paziente. Spero che ci saranno altre occasioni di confronto costruttivo e di continuare sulla strada appena abbozzata. 


La recensione/intervista di oggi si chiude qui!
Mi raccomando, se siete amanti delle raccolte di racconti, o in generale siete in cerca di qualche scrittore che sia originale davvero, considerate l'acquisto di quest'opera. Sul serio, non penso proprio che ve ne pentirete. 



Firmato: la vostra soddisfatta HateQueen di quartiere.

2 commenti:

  1. Cara Regina, sono molto felice di aver letto questo post e ti devo ringraziare perché adoro questo genere di racconti imprevedibili e visionari! Un po' mi ha ricordato "Acid House" di Welsh, ma tu mi saprai dire meglio se si somigliano o no, e ovviamente ho segnato il titolo di Ammanniti, che non conoscevo!!
    Un abbraccio

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    Risposte
    1. Sì, effettivamente qualcosa di "Acid House" ce l'ha!

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