13/04/16

Recensione: Non buttiamoci giù; Nick Hornby

Lo so, lo so che il blog si chiama "opinioni letterarie di una tipa che odia un sacco di cose". Uno si aspetterebbe di trovare un post d'inveimento dietro l'altro, una specie di Gordon Ramsay letterario al femminile. La verità è che quando amo, amo fortissimo. Come in questo caso. 

 
«Sai, quei film dove gli attori si battono in cima all'Empire State Building, o a una montagna o altro? C'è sempre quel momento in cui il cattivo scivola, e l'eroe cerca di salvarlo, ma cioè, gli si strappa la manica della giacca e quello precipita e lo senti per tutta la caduta. Aaaaaaaagh. È questo che voglio fare io.»
«Vuoi vedermi precipitare al mio destino?» 
«No, mi piacerebbe sapere che ci ho provato. Voglio fare vedere alla gente la manica rotta.» 



Titolo: Non buttiamoci giù
Autore: Nick Hornby

Editore: Guanda
Pagine: 308
Prezzo edizione cartacea: 12 euro 

Link alla pagina: http://www.guanda.it/libri/nick-hornby-non-buttiamoci-giu-9788860880253/



Allora. Partiamo con le premesse. Il retro della copertina recita: "la notte di Capodanno, in cima a un palazzo di Londra, quattro sconosciuti si incontrano per caso: non hanno nulla in comune, tranne l'intenzione di buttarsi giù, ognuno per i suoi buoni motivi." Immaginate una me che legge questa cosa: non potete, perché non avete la più pallida idea di chi io sia - e grazie al cielo, aggiungerei. Comunque, immaginate una tipa a cui piace leggere di suicidio e situazioni grottesche che legge questa cosa: gioia istantanea, mille aspettative. Aspettative più che accontentate, oserei dire.
   I quattro personaggi che ci vengono anticipati sono Martin, Maureen, Jess e JJ, ognuno con una personalità, motivazione e vita ben precisa e distinta. Martin è un uomo di televisione la cui reputazione è stata rovinata dalla sua cattiva condotta, Maureen è una donna di mezza età con un figlio disabile che le ha impedito di vivere la propria vita, Jess ha ogni sorta di problema mentale che la ferma dall'affrontare le esperienze con serenità e JJ, ora che il suo sogno si è infranto, non riesce a trovare un posto nel mondo... ma agli atri dice di avere una malattia terminale, perché purtroppo - ne sono più che consapevole - è più facile dire che stai già morendo, piuttosto che spiegare perché vuoi morire.
   La cosa veramente strana di questo libro è che, nonostante io ora sia più che pronta a catalogarlo tra i miei libri preferiti di tutti i tempi, ci ho messo un mese intero a finire di leggerlo. UN MESE. Un cazzo di mese. Com'è possibile? Non è pesante, non è lento, ogni pagina sprizza di comicità e senso e situazioni interessanti. Questo libro ha praticamente tutto ciò che posso desiderare da un libro: è scritto in una prima persona interessante e realistica - a tratti sboccacciata - e in multi-pov, ovvero dal punto di vista di ciascuno dei protagonisti. Ha un umorismo graffiante e in netto distacco con le tematiche dure che vengono trattate. Ha del grottesco e dell'assurdo. HA LONDRA, PER TUTTI I MARI. Eppure gli sono stata dietro un mese. Ed è stato un mese bellissimo, non c'è che dire.
   L'introspezione dei personaggi è fatta a regola d'arte, e ho amato Jess più di tutti. Immagino che per un lettore medio possa essere un personaggio irritante, forse perché appare come la meno motivata a compiere un gesto tanto drastico. Io invece credo di averla capita. Mi sono sentita il suo dolore spiaccicato addosso, assieme alla sua eterna confusione e alla sua rabbia. La sua instabilità. "Dirmi che potrei fare tutto quello che voglio è come levare il tappo dalla vasca da bagno e dopo dire all'acqua che può andare dove vuole", dice. "Voi provate, e vedrete che succede."
   A questo punto mi sento in dovere di specificare che ho avuto la mia buona dose di esperienze, in ambito psichiatrico, ma chi non le ha avute? In molti, immagino. Vabbè, il mondo è bello perché è vario. Il fatto è che Hornby, in questo libro, ci ha proprio azzeccato. Ha azzeccato quella sensazione di impotenza che ti viene lasciata quando ti si dice che "puoi fare quello che vuoi, realizza i tuoi sogni, allunga il braccio e afferra ciò che desideri". E avrei potuto piangere, quando ho letto quella frase. Mi si è un pochino spezzato il cuore, e al contempo si è aggiustato, perché qualcuno finalmente aveva capito. Meglio, qualcuno l'aveva messo su carta. Leggere questo libro è stato un momento molto importante, nella mia vita, e forse è anche per questo che, inconsciamente, ho voluto tenerlo con me il più tempo possibile. Il fatto che io, a metà aprile, ci stia ancora pensando, nonostante io abbia finito di leggerlo a gennaio, dice molto. Dice molto anche il fatto che io abbia deciso di scegliere questa, come recensione d'apertura del mio blog. Avevo una voglia smisurata di parlarne, ma non avevo nessuno con cui farlo, perché nessuno l'aveva letto - e chi l'aveva letto non l'aveva letto come l'avevo letto io. Queste 308 pagine, in un certo senso, mi hanno cambiata, lasciando che rimanessi la stessa. È un'esperienza che capita di rado. 
   "Quello che ho ammesso era: non avevo voglia di suicidarmi perché odiavo la vita, ma perché l'amavo. [...] Siamo andati sul tetto perché non trovavamo la via per tornarci, nella vita, e ritrovarsi tagliati fuori così... be', cazzo, capo, è roba che ti distrugge. Quindi non è tanto un gesto di nichilismo, quanto di disperazione. È eutanasia, non omicidio."
   È il primo libro di Hornby che leggo, e l'impressione che ho avuto di questo autore è stata decisamente positiva. Qualcuno, online, ha osato addirittura dire che questo non è tra i migliori che ha scritto... ovvio che la mia curiosità per il resto del suo lavoro sia salita alle stelle, a quel punto. Se qualcuno di voi è un fan di Hornby e vuole consigliarmi il prossimo libro da comprare, faccia pure. Io avrei puntato gli occhi su "Funny girl", ma magari mi sbaglio.
   In ogni caso, mi rendo conto di quanto questa non sia una vera recensione. Non credo neanche di essere qualificata, per fare una vera recensione. Ciò che voglio fare in questo blog è semplicemente mettermi davanti allo schermo e parlare, urlare dalla cima di un palazzo quando amo qualcosa e tirare fuori le lame quando un autore mi fa incazzare. Questa non è una recensione - sì, sì, lo so che nel titolo c'ho scritto RECENSIONE grosso così - ma è un'ovazione, una standing ovation, una me che annuisce e piange in mezzo al pubblico mentre applaude. Spero che vi sia piaciuta, altrimenti amen. No, non è vero. Altrimenti ci rimango male. 

Firmato: la vostra permalosa HateQueen di quartiere. 

3 commenti:

  1. Ciao! Io di Hornby ho letto solo "About a boy" e mi è piaciuto tantissimo, in alcune cose lo sento molto mio, anche il film è uno dei miei preferiti :) "Non buttiamoci giù" è in wishlist, ho visto il film e mi ha davvero commossa, questa tua recensione mi fa venire ancora più voglia di recuperarlo! ^^

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    1. Allora devo decisamente aggiungere "About a boy" alla mia wishlist! Però mi spiace deluderti, ma il film rispetto al libro è tutta un'altra cosa! Avendo letto prima il libro, il film mi ha molto delusa, ma immagino che preso per conto suo possa essere carino. Le scelte di casting erano molto azzeccate, a parte forse quella di Jess, il cui personaggio è stato un po' più stravolto rispetto agli altri. Grazie per il commento! C:

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  2. Prego! ^^ Ti credo, avevo già letto pareri simili al tuo, in effetti lo stesso è per "About a Boy": ho letto che Hornby ha poi dichiarato che gli sarebbe piaciuto aver pensato quel finale mentre scriveva il libro, però non so come sia andata per "Non buttiamoci giù". Anch'io lo trovo decisamente azzeccato, anche se rispetto al libro è forse più "hollywoodiano". E poi c'è la colonna sonora di Badly Drawn Boy che mi piace tantissimo, non so, mi lascia delle belle sensazioni in generale. Quando leggerò "non buttiamoci giù" ti farò sapere! Buona domenica! ^^

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