11/04/16

Mi è capitato spesso, di pensarci.

 
Di pensare: oh, ma se io, tipo, aprissi un blog? Un posticino carino carino dove riversare tutta la melma che mi tengo dentro? Per melma, qui, s'intendono ovviamente tutti quei discorsi di cui non frega un cazzo a nessuno. Una cosa che ho notato è che non è che puoi semplicemente avvicinarti a una persona e metterti a parlare di libri, spaziando oltre il "questo libro è molto bello" o il "questo libro è una cagata". A nessuno frega niente di sentir parlare di personaggi, storyline, plot-holes, plot-twists e quant'altro. "Questo libro è molto bello." La gente normale si ferma lì. E allora mi ritrovo a dover spiegare a persone sconvolte e confuse perché trovo che lo "Shining" di Kubrick, per me, sia un crimine di quelli veramente atroci.
   Ma non sono una di quelle persone che ce l'hanno a morte col mondo del cinema, questo dev'essere molto chiaro. Non sono la classica: "oh, il libro è SEMPRE meglio del film". Non è vero. Un giorno magari approfondirò anche questo argomento, ma come in molti amano ripetere e ripetere e ripetere ancora finché la citazione non perde completamente di ilarità, non è questo il giorno.

   Mi sono leggermente persa. Ero partita dallo spiegare la motivazione di questo blog, no? E la verità è che non ce n'è una, o comunque non è abbastanza buona. Una cosa che mi ha sempre fermata dal mettermi in gioco è un semplice pensiero: che diritto ho, io, di esprimere la mia opinione? Non gliene frega a nessuno, di quello che hai da dire sulle cose. Finirai per somigliare a tutte quelle terribili persone che non aspettano altro, non aspettano davvero altro che avere un motivo per buttare giù uno stato di Facebook che spiega in modo più che esaustivo il perché, il come, il quando, e ciò che tutti dovrebbero fare ma non fanno. Hanno fatto un attentato a Parigi? Devo dire la mia. Il gender? Devo dire la mia. Trivelle no o trivelle sì? SAPPIATE, TUTTI QUANTI, CHE IO LA PENSO COSÌ. E io giuro che ogni volta che mi imbatto in questi presunti opinionisti mi sento a disagio. Scomoda. Devo cercare un angolo della sedia, o del letto, che non mi faccia sentire come se stessi per sprofondare nella vergogna. Mi vergogno per loro, per inciso. Mi vergogno per quel vago senso di individualità che "farsi sentire" sembra dargli, ma che non fa altro che farli apparire come delle grosse, egocentriche teste di cazzo. Ah, un appunto veloce veloce: mi dispiace se dico le parolacce. So che molti, all'interno del mondo letterario, passano le loro giornate a condannarle, penna rossa e occhialetti alla mano. Immagino che parlerò anche di questo, prima o poi. Se ci sarà qualcuno ad ascoltarmi.
   Ok, il fatto è questo: io un pochino odio esprimere la mia opinione. Forse si tratta di un malcelato senso di inferiorità che mi porto dietro, quella vocina che mi ripete costantemente che non sono nessuno, per dire la mia, e in ogni caso non importa a nessuno di sapere cosa mi passa per la testa. Che poi mi si chiede sempre: "perché non parli mai?" Amico, se appena inizio un discorso mi interrompi con qualche cagata che non vedi l'ora di raccontarmi, allora tanto vale che non lo inizio per niente.
   Però mi piace parlare. O meglio, mi piace parlare con persone a cui piace parlare delle cose che piacciono a me. E trovo spesso gente con cui parlare di serie tv, o film, o musica. Ciò che mi manca è parlare con chi capisce qualcosa di lettura, o scrittura, senza apparire come un alieno particolarmente pieno di sé. Insomma, per farla breve, ho voglia di parlare con voi. Voi personcine simpatiche e un po' asociali che annusate le pagine dei libri come se fosse la cosa più normale del mondo, e poi alla prima occhiataccia vi ricordate che lo sentite solo voi, quell'amore così viscerale per la parola stampata.
   Mi scuso enormemente per il retrogusto di autocompatimento che questo primo post del mio blog deve avervi lasciato in bocca. Se rimarrete nei paraggi, scoprirete che è un po' il mio marchio di fabbrica. 


Firmato: la vostra amichevole HateQueen di quartiere.





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